Inclusione dei lavori nell’ambito della disciplina dei ritardati pagamenti nelle transazioni commerciali

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Inclusione dei lavori nell’ambito della disciplina dei ritardati pagamenti nelle transazioni commerciali
Mar, 29/01/2013

Con il Decreto Legislativo 192/2012, le cui regole si applicano ai contratti conclusi a partire dal 1° gennaio 2013, l’Italia ha recepito la Direttiva 7/2011 sui ritardati pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni.

Il D. Lgs., tuttavia, non definisce in maniera espressa l’estensione del proprio ambito di applicazione ai lavori.

Nei giorni scorsi è quindi intervenuta una Circolare interpretativa, redatta congiuntamente dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero delle Infrastrutture, a firma del Capo di Gabinetto del MISE, che include gli appalti dei lavori nell’ambito del D. Lgs. 192/2012. La stessa effettua un’analitica disamina dell’abrogazione parziale e delle modifiche delle disposizioni del D.P.R. n.207 del 2010 effettuate dal D. Lgs. 192/2012.
Ecco le principali questioni trattate dala Circolare:

Inclusione dei lavori nell’ambito di applicazione
L'inclusione dei lavori da parte della Circolare avviene sulla base di argomentazioni testuali e del principio generale di prevalenza della normativa generale di matrice sovranazionale sulle regolamentazioni nazionali con essa eventualmente confliggenti. In particolare, viene evidenziato che la Direttiva raccomanda l’applicazione a “la progettazione e l’esecuzione di opere ed edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile”; inoltre, la circostanza che la Direttiva 7/2011 andrà a sostituire la precedente Direttiva 2004/18/CE, che disciplina le procedure di aggiudicazioni di tutti gli appalti pubblici -tra cui anche i lavori-, comporta che «la nuova disciplina dei ritardati pagamenti introdotta in attuazione della normativa comunitaria 7/2011/Ue si applica ai contratti pubblici relativi a tutti i settori produttivi, inclusi i lavori, stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai sensi dell'articolo 3, comma 1 del D.Lgs n.192 del 2012».

La verifica
ll codice appalti prevede un termine di 45 giorni entro il quale il responsabile del procedimento emette il certificato di pagamento da corrispondere all'esecutore.  La Circolare evidenzia che il termine di 45 giorni indicato dal codice appalti «risulta non compatibile con la previsione del comma 6 dell'articolo 4 del D.Lgs. n.231/2002, che fissa in trenta giorni il termine per la verifica preordinata al pagamento; detto termine deve pertanto essere inteso come ridotto a trenta giorni, ove non sia previsto nella documentazione di gara - e pattuito espressamente nel contratto - un termine maggiore, ma comunque (...) non superiore a 45 giorni».
Il pagamento
Il termine di 30 giorni indicato dalla direttiva coincide con quello già fissato dal codice appalti. La Circolare, infatti, conferma che «Il termine di trenta giorni di cui all'articolo 143, comma 1, secondo periodo, del regolamento per il pagamento delle rate di acconto dall'emissione del certificato di pagamento risulta ancora applicabile in quanto coincidente con quello fissato dall'articolo 4, comma 2 del D.Lgs. n.231/2002».

Il saldo
La maggiore novità concerne i tempi di pagamento del saldo dell'opera. Il vecchio codice appalti prevede il termine di 90 giorni per il pagamento della rata di saldo, a fronte dei 30 giorni della Direttiva. Esso, dunque, «risulta non compatibile» e deve essere abbreviato a 30 giorni, salvo diversa pattuizione prevista dal contratto, che non può comunque prevedere il superamento dei 60 giorni.

Interessi di ritardato pagamento
Non compatibili con la Direttiva «e non più applicabili» sono anche le disposizioni relative agli interessi che maturano a favore del creditore. In proposito, la Circolare distingue tra ritardo per l'emissione del certificato di pagamento (che attiene alla fase della verifica) ovvero ritardo nella liquidazione. Solo in quest'ultimo caso scattano le nuove, automatiche, pesanti penalità previste dalla Direttiva.
Riguardo alla prima ipotesi, invece, laddove la causa del ritardo nell'emissione del certificato sia imputabile alla stazione appaltante «deve ritenersi ancora applicabile il comma 1 dell'articolo 144 del regolamento che prevede la decorrenza degli interessi corrispettivi al tasso legale per 60 giorni e, in caso di ritardo ulteriore, la decorrenza degli interessi moratori nella misura stabilita dal richiamato decreto interministeriale».
La Circolare precisa che la norma di recepimento della Direttiva non prevede alcuna conseguenza nel caso in cui il termine per il rilascio del certificato venga rispettato. «Per tale ipotesi, dunque, rimane salva la disciplina speciale contenuta all'articolo 133, comma 1, del codice e all'articolo 144, comma 1, del regolamento, che non presenta profili di contrasto con le disposizioni della direttiva».
 
Testo della Circolare: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/trasparenza/TRANSAZIONI-COMMERCIALI-2013.pdf